I capricci a tavola di Giorgetta

Storia per educare i bambini a mangiare in modo corretto

Capricci a tavola dei bambini

Come anticipato nella seconda parte dell’articolo “Questo non lo mangio! – Come affrontare i capricci a tavola dei bambini”, vi propongo la storia di Giorgetta e, appunto, delle sue difficoltà col cibo.
Una storia che, esasperando alcuni atteggiamenti di rifiuto ad assaggiare tipico di diversi bambini, potrebbe aiutarvi ad attivare in vostro figlio la disponibilità a sperimentare e il piacere di apprezzare con gusto ogni tipo di pietanza.
Naturalmente, come rimarco spesso anche nel libro, una storia è tanto più efficace quanto più è in grado di aiutare chi la ascolta a rispecchiare qualche parte di sé nel protagonista del racconto.
Il mio suggerimento, perciò, è quello, se necessario, di adattare la storia di Giorgetta in base ai vostri specifici obiettivi educativi sull’argomento.
Buona lettura e…alla prossima!

Giorgetta era una bambina di 7 anni vivace ed allegra, che aveva però un brutto difetto: faceva sempre un sacco di capricci a tavola.

Tanto era viziata e schizzinosa che, ormai, erano pochissime le cose che mangiava senza fare storie.
Cotolette, patatine fritte, pizza, gelati e cioccolati: questi erano gli unici alimenti che accettava di mangiare, pretendendo per di più di decidere da quale negozio comprarli.
Così, voleva solo la pizza fatta nella pizzeria del signor Tore, la cotoletta era solo quella della mamma, il gelato solo quello alla vaniglia preso nella gelateria vicino al parco…
Passare una giornata fuori casa o accettare l’invito a pranzo di un’amichetta era sempre più un problema, perché Giorgetta, di giorno in giorno più testarda, si rifiutava di assaggiare qualsiasi altro cibo.
Più la mamma, disperata, si sforzava di accontentarla cucinando a parte solo per lei le solite pietanze, più Giorgetta diventava capricciosa, protestando sulla qualità del cibo per ogni nonnulla.
Anche a scuola, in mensa, le maestre non sapevano che pesci pigliare: Giorgetta serrava le labbra e allontanava schifata il vassoio, limitandosi tutt’al più a sbocconcellare un tozzo di pane.
A furia di mangiare poco e in modo monotono e disordinato, la bambina iniziò a sentirsi sempre più stanca e svogliata: il suo corpo, debole e con poche energie, non riusciva più a difendersi da virus e batteri, e così  le capitava sempre più spesso di avere raffreddori, influenze e mal di pancia.
I suoi genitori erano sempre più preoccupati ma, per paura che Giorgetta smettesse del tutto di mangiare, continuavano ad assecondare ogni suo capriccio.
Fino a che, purtroppo, un giorno la capricciosa bambina non cadde svenuta sul pavimento.
Portata di corsa in ospedale, fu rianimata prontamente dai dottori e tenuta lì in osservazione.
Giorgetta si spaventò non poco nel ritrovarsi in un letto d’ospedale, ma ancor di meno le piaceva il fatto che la cura consisteva in punture e disgustose medicine da ingurgitare.
Quando, dopo qualche giorno, Giorgetta si fu un po’ ristabilita, i dottori vollero parlare coi suoi genitori: la bambina poteva ritornare a casa ma a condizione che iniziasse a mangiare di tutto.
I medici furono chiari: niente più i soliti piatti cucinati a parte per lei, ma pasta, riso, uova, verdure, zuppe, carne e pesce come il resto della famiglia. Bisognava cambiare modo di mangiare se non volevano che Giorgetta si ammalasse seriamente.
Il primo giorno fu davvero difficile: a pranzo, infatti, Giorgetta si rifiutò di assaggiare la minestra e le verdure e quando, nel pomeriggio, chiese il solito cioccolato per merenda ottenne un bel NO come risposta.
La bambina era arrabbiata vedendo che la mamma si rifiutava di cedere ancora ai suoi capricci; la mamma, invece, preoccupata che la bambina morisse affamata.
Anche a cena non andò meglio e Giorgetta si ritrovò più tardi nel suo lettino col pancino vuoto dopo aver passato l’intera giornata senza mangiare!
Fu una notte parecchio agitata per Giorgetta: dopo un po’ i crampi della fame la svegliarono, impedendole di riprendere a dormire serena.
E, mentre si contorceva nel letto, la bambina si rese conto di come fosse stato sciocco e pericoloso il suo comportamento.
Adesso che era davvero affamata, oh come avrebbe mangiato volentieri un bel piatto di pasta o di minestra, e come dovevano essere gustose quelle carotine rifiutate a pranzo!
La mattina all’alba, dopo aver passato il resto della nottata a immaginare di addentare le più svariate pietanze, sgusciò rapida dal letto per andare a svegliare i genitori.
“Buongiorno mamma, buongiorno papà, sveglia che è già ora di colazione! Vorrei tanto una bella tazza di latte, per favore, e poi anche del pane con la marmellata, una mela, un mandarino… dai mammina, sbrighiamoci che ho davvero tanta fame!”
Fu proprio un bel risveglio per mamma e papà: dopo pochi minuti, tutta la famiglia si ritrovò insieme a tavola a far colazione di gusto.
Che bontà quel latte caldo, quel pane fragrante e tutto il resto… quel mattino di buon’ora, finalmente, Giorgetta scoprì il piacere di assaporare tante cose buone.
Un piacere che proseguì a pranzo, mangiando di gusto la pastasciutta al sugo di verdure e, a sera, gustando con calma un croccante filetto di pesce impanato.
Il miracolo era successo: Giorgetta con curiosità iniziò a prender gusto ad assaggiare ogni pietanza, scoprendo ogni giorno un delizioso mondo di nuovi sapori.
Abbandonati i capricci a tavola, Giorgetta capì che essere curiosi e disponibili a sperimentare era l’atteggiamento migliore per star bene e vivere (era proprio il caso di dirlo) con gusto la vita.
E sapete cosa è diventata Giorgetta da grande? La bravissima cuoca di un famoso ristorante della sua città!!!

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