Gioco libero, un valore dimenticato

Dopo la scuola, come passano il pomeriggio i vostri bambini?
O forse, sarebbe meglio chiedere: di quanti pomeriggi liberi da impegni pre-organizzati dispongono? Pomeriggi in cui, liberi da orari e regole imposte da rispettare, possano liberamente dar sfogo (meglio ancora se all’aperto) alla loro esuberanza, energia e fantasia inventando i propri giochi con altri bambini?
La domanda potrebbe suonare un po’ provocatoria, ma nasce da ciò che osservo guardando cosa succede fra compagnetti di classe e altri amichetti vari di mia figlia.
Osservo infatti che, fra sport da praticare, corsi e attività da seguire, alla maggior parte di loro avanza ben poco tempo da dedicare a quello che, almeno ai miei tempi, era il quotidiano appuntamento col gioco libero.
Con le bambole, a maestre, ai pirati, ai negozianti, a guardie e ladri, ad acchiapparello e o nascondino erano alcuni dei giochi preferiti con cui nutrivamo mente e spirito, imparando a crescere grazie al confronto aperto e autonomo con i nostri coetanei.
Tutte situazioni di gioco libero, in cui bastava anche solo un amichetto per scatenare, insieme al corpo, fantasia e immaginazione.
Bastavano davvero pochi giocattoli (sovente creati adattando gli oggetti più improbabili) per dar vita a storie e personaggi fantasiosi e originali, liberi di spaziare fra mille avventure.

gioco-libero

Giochi non imbrigliati o preconfezionati che, infatti, molte volte prendevano pieghe insolite, in cui nulla era dato per scontato o obbligato a ripetersi in modo uguale alla volta precedente.
Improvvisazione, creatività, fantasia: elementi di cui difettano, invece, gran parte delle attività svolte dai nostri figli frequentando corsi organizzati.
Già, perché nel seguire una disciplina è insito il fatto che il bambino debba accettare e uniformarsi a regole e condizioni dettate dall’esperto di turno.
È chiaro che tali regole sono necessarie per conoscere e praticare in maniera corretta l’attività scelta, ma mi chiedo: siamo sicuri che sia proprio questo quello di cui i nostri figli (almeno fino ai 10 anni) hanno bisogno per sviluppare una sana autostima e coscienza di sé?

Quante volte (e l’ho constatato in molti casi) chiediamo al bambino di frequentare un corso non perché sia lui a desiderarlo veramente, ma perché siamo noi a credere che sia necessario?
Raccontandoci che serve perché fa bene al corpo, perché sviluppa il senso di squadra, perché insegna il rispetto del prossimo.
Prima dell’adolescenza, è raro che sia il bambino a chiederci in maniera spontanea di praticare un’attività organizzata; spesso, frequenta perché è l’adulto che lo induce a farlo, senza dargli alternative.

Come quella di accompagnarlo, invece, in un parco giochi dove divertirsi a correre, muoversi, fare amicizia, inventare giochi, gestire relazioni ed emozioni senza la guida e le indicazioni strutturate dell’adulto.
Basterebbe riprendere a creare occasioni di incontro libero un po’ più spesso per renderci conto che esse sono il modo più semplice, divertente e naturale per permettere ai nostri fanciulli di esplorare, crescere e ampliare gli orizzonti migliorando ogni giorno insieme agli altri.

 

 

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